Dopo aver letto Sopravvivere alla crisi (Ed. Thauma, 2012), ciò che ti resta aggrappato alla pelle come un tatuaggio non sono le poesie di Dave Lordan o la parola matura che le accompagna, ma il peso dei significati  analizzati per il tramite di una voce sempre pungente e – a tratti – irreverente. Una voce qui presentata nella continua dicotomia del grido e del sussurro, con la quale lo stesso Lordan riesce, con incisiva abilità, a parlarci di sé e dei mondi che lo abitano.

Gli scenari molteplici e multiformi, nei quali questa raccolta ci proietta, aderiscono perfettamente a quella “poesia della memoria” che tanto pervade e caratterizza chi, come il poeta irlandese, adotta il verso per farne sapiente metronomo degli eventi.

“Omaggio a Joe Strummer”, “Canzone per il ministro della pubblica istruzione” o “Genova, 19 luglio 2001, la marcia dei migranti”, sono soltanto alcuni esempi di quanto la poesia possa scandire e cristallizzare il passo del tempo, senza divenire per questo prosastica o didascalica.

Così come non risultano mai essere il frutto di una poetica votata alla metafora o alla preterizione le pagine che ci vengono consegnate; ciò che Lordan vuole condividere con noi si fa infatti corpo concreto e determinato, nell’urgenza oggettivante di fissare su una tela la propria esperienza di vita, priva di filtri che possano in qualche modo distoglierci dal senso intrinseco delle cose, dal loro messaggio immanente.

Sulla mensola sopra il caminetto / di fronte allo specchio di una donna morta / l’anello è nella busta / con la lettera e le chiavi / il ragazzo sta studiando lo specchio / come tutto lo attraversi / come non ne rimanga coinvolto / come dimentichi tutto ciò che vede (Specchio).

Il rigo sul quale si muove la sua parola, insomma, non ci lascia scampo, né una semplice occasione di diserzione. Spinti fin dove più è visibile l’intento e il significato di ciò che siamo chiamati a conoscere, scopriamo di non avere altra scelta se non quella di affrontare la realtà insieme a lui, in prima persona.

Ma state tranquilli, il poeta nel suo cammino a volte un po’ accidentato e ruvido non ci lascia mai soli. Lordan è come un rabdomante esperto che conosce sempre la giusta direzione per raggiungere la fonte dell’umana coscienza e della sua traballante morale. Il suo sguardo indaga e si sofferma laddove i nervi della strada-società sono più scoperti, per renderci partecipi testimoni del suo pensiero e del suo agire.

Mentre i fantasmi di vecchi oratori / Sono sconfitti e sanguinano / Nelle fessure della strada (Mano nella mano con Chirac a Temple Bar), l’autore prende le distanze da un mondo che non gli appartiene, che non sente più suo. E che, anzi, combatte con le armi della denuncia e del sarcasmo, nell’estremo tentativo di mantenere una propria identità, una propria voce.

Anche in testi più intimistici come “Inchadoney” o “A un fantasma”, dove viene abbandonata questa pulsione salvifica, qualcosa sembra andare oltre il sostrato dei ricordi, le loro fondamenta, mettendo a nudo il tentativo del poeta di scoprire nella penna il giusto farmaco alle debolezze dell’uomo, nonostante quel sentirsi frammenti abbandonati, / reliquie di una cultura perduta (Il bagno nudi, a White’s Cove).

Lordan, insomma, è uno scrittore vero e come tale sa di avere un unico dovere: quello di esprimere con precisione il proprio modo di essere parte del pianeta.

Si tratta principalmente di un processo di eliminazione: una volta tolto di mezzo tutto ciò che deforma l’esperienza e le fa assumere un aspetto che non riconosci e in cui non credi, ciò che ti resta è qualcosa che si approssima alla verità della tua concezione. La verità di una persona, nella misura in cui può essere restituita mediante il linguaggio.

Dave Lordan

Ed è proprio questo linguaggio a decretare il talento del poeta irlandese, così come l’indubbia energia dei suoi versi.

T.S. Eliot scriveva: La poesia non è uno scatenamento di emozioni, ma una fuga dall’emozione, non è l’espressione della personalità, ma una fuga da essa. Il lavoro di un’artista è un continuo sacrificio di sé, un incessante annullamento di se stessi.

Il saggio si reggeva sul presupposto che la personalità potesse essere riassunta semplicemente nei dati biografici dell’esistenza. Ma questa visione risulta chiaramente restrittiva e parziale di fronte ad un libro come quello di Dave Lordan. La personalità è molto più che dettaglio autobiografico: è la sua capacità di elaborare il mondo, il suo modo di occuparlo, e non può prescindere dalla sua attività: è il suo modo di essere attivo. Di essere vivo. Di essere, semplicemente.


Alcuni testi tratti dalla raccolta:


Dichiarazioni di guerra

Le vedi tutte quelle luci brillanti che sfrecciano nel cielo-

sono solo le stelle che danno una festa,

e il tremore che avverti sotto di te,

il tremore che ti scuote denti e ossa-

è solo il modo che ha la terra di danzare,

e gli spari e i boati, i lamenti e le esplosioni e gli scoppi-

sono solo degli spiritelli che accordano i loro strumenti,

e il terribile pianto che sale e scende, sale e scende sopra gli edifici

sono solo i tetti che gridano la loro invidia per non poter volare via,

e gli alti incendi che arrivano fino ai tetti

sono le anime della nostra città che in festa volano in paradiso.

E le nuvole nere di fumo che cancellano quella bella donna della luna-

sono le nostre cattive azioni che evaporano,

e tu figlio mio, che giaci immobile fra le mie braccia,

rigido come un antico stampo di argilla,

bambino mio- stai solo dormendo.


Figlio unico

Ultim’ora Zhao Liu Tao assassinato a Dublino nel gennaio 2002.

Avevo la bocca di mio nonno.

In tempo di carestia gli fu detto di speculare sulla fame.

Non volle accettarlo.

Gli tagliarono la lingua.

Avevo le sopracciglia di mio padre.

Arcuate come ali di merlo

che quasi si toccavano sulla fronte. Teneva la testa bassa.

Avevo le labbra di mia madre.

Una cantante di qualche tempo fa. Ora le mie labbra sono blu,

le sue sono cucite in segno di lutto.

Ero l’ultimo di una serie,

sulle mie spalle ben la speranza di molti.

Ero figlio unico,

portatore dell’eternità di un nome.

Quando fecero scoppiare il mio cranio con una spranga d’acciaio uccisero così bene, così tanto.

Uccisero mio padre, mia madre e tutti quelli che vennero prima

e tutti quelli che sarebbero venuti dopo nei secoli dei secoli.

Come un torrente scomparso in un periodo di siccità

siamo finiti in un posto senza risa, un luogo senza figli,

un luogo di infinito silenzio.

Quando sono venuto qui avevo solo voglia di aprir bocca,

quando sono venuto qui avevo solo voglia di imparare a parlare.


Ciò che vedo

Cosa vedo adesso mentre guardo un albero ritto solo in mezzo a un campo?

Non la forza di piegarsi nella bufera.

Non un’indomita volontà di vivere.

Ora vedo la foresta assente,

il vuoto incerto, l’estinzione.


(“Sopravvivere alla crisi”, di Dave Lordan – Ed. Thauma 2012. Traduzione dall’inglese di Fabio Barcellandi, con postfazioni di Andrea Garbin e Luca Artioli)


Chi è Dave Lordan?
Lordan è il primo scrittore a vincere i tre principali premi del suo paese per giovani poeti. È l’attuale titolare del Premio ‘Ireland Chair of Poetry Bursary’ e vincitore delle precedenti edizioni dei premi ‘Patrick Kavanagh’ e ‘Strong’ per la poesia. Ha ottenuto ampi consensi per la sua scrittura ed è un rinomato performer. L’Irish Times lo considera “altrettanto brillante sulla pagina che in performance”. È stato invitato a leggere il suo lavoro in diversi festival ed eventi in Europa e in Nord America. Le sue raccolte poetiche sono “The Boy in The Ring” (Il Ragazzo sul Ring, 2007) e “Invitation to a Sacrifice” (Invito al Sacrificio, 2010), entrambi pubblicati da Salmon Poetry. Le sue poesie vanno regolarmente in onda sulla radio nazionale irlandese e scrive per numerose riviste tra cui ‘The Stinging Fly’, di cui è anche un redattore ospite per l’edizione dell’estate 2012. Attualmente è impiegato presso l’università della città di Dublino come consulente per la poesia.

4 Risposte a “Dave Lordan: “Sopravvivere alla crisi””

  1. Alberto Mancini ha detto

    Dave Lordan, dai tre testi qui proposti e dalla puntuale recensione, si presenta poeta molto interessante e originale. “Sopravvivere alla crisi” è un libro da leggere.
    A.M.

    • ildivanomuccato ha detto

      Sì, Alberto. Concordo pienamente con te, “Sopravvivere alla crisi” è una raccolta poetica di assoluto valore, che vale la pena di leggere (e lo dico in tutta onestà, indipendentemente dal fatto che l’abbia recensito e che lo stesso pezzo rappresenti anche una delle due postfazioni contenute nel libro di Dave).

  2. Chiara Catapano ha detto

    Caro Luca,
    la conoscenza di questa poesia è (anche) nella voce dell’autore. Invito gli interessati a cercare filmati su you tube di Lordan che legge la sua opera. Ricordo al Museion di Bolzano, quando gli fu chiesto di leggere anche in inglese: le persone presenti si scatenarono in applausi che derivavano (se non sempre dal capire il testo in lingua originale) dalla forza della parola/suono, e dall’interpretazione del poeta.

    Bella recensione, ciao Luca.

    Un caro saluto,

    Chiara Catapano

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