Folle, di gente” (Ed. Montag. 2011) è una raccolta coraggiosa ed energica, a cui non ci si può sottrarre. Una di quelle opere in cui il suo autore non mente agli occhi di chi legge, ma piuttosto si spoglia di fronte a lui, si denuda dalla fragile apparenza quotidiana per restituirgli una visione personalissima della realtà, un mondo in cui Barcellandi procede privo di filtri, incalzato dalla veemenza della parola, da un flusso di coscienza che illumina, non soltanto di riflesso.

Il tema della perdita (del perdere e del perdersi), così come quello ricorrente della morte, risultano essere l’ordito e la trama di questa nuova pubblicazione del poeta bresciano, una sorta di continuum esperienziale con “Nero, l’inchiostro”, la plaquette stampata nel 2008 sempre per la Casa Editrice Montag.

Sul rigo, il poeta indaga, scava e si contorce, come se il processo rielaborativo della scrittura non gli concedesse altri spazi, se non quelli introspettivi della ricerca. Di uno sforzo emotivo profondo e necessario.

…senza pietà
ma con apparente nonchalance
lascio il coperchio aperto
che tutto il male
il dolore
la rabbia
l’ansia
l’inadeguatezza
l’insofferenza
abbiano il loro sopravvento
il loro momento di gloria
la loro rivincita…
prima che ritrovino le pareti
e si accorgano
di essere solo stati rinchiusi
in un vaso più grande!

È il frutto di un approccio inusuale al verso, quello di Barcellandi, un approccio che non teme compromessi linguistici, che procede per sottrazioni e fa della pagina l’arena nella quale lottare con se stesso, per scoprirsi ogni volta diverso e unico, senza riserve.

…nessuna tristezza

persone conosciute
e poi mancate
emozioni provate
e poi smarrite
luoghi vissuti
e poi abbandonati
istanti presenti
e poi trascorsi
oggetti avuti
e poi lasciati

nulla è perduto
tutto è in me

solo un po’ di dolore

quando aprendomi il ventre
potrò in fine raggiungerli

harakiri.

L’autore, nel suo ritmo sempre incalzante, ci dischiude la porta di un universo linguistico mutevole e mai scontato, un algoritmo che nella strofa spesso unica e nell’istanza a volte parossistica del suo versificare, coglie soluzioni del tutto originali. È d’accordo in questo anche Chiara Daino (Metalli Commedia e Virus 71), che nell’acuta e puntuale prefazione scrive: ”Barcellandi snuda e sfodera mistilinguismo e crasi, amalgama assiomi e innesta interpretazioni – come cubi cosmogonici di Rubik per nuovi mondi e nuovi modi di intendere, di incastrare toni e colori.”

Basta rinascite, il vero Nirvana è… la morte, da cui provieni e a cui tornerai, questa è la vera Luce (nera) della consapevolezza.

“Folle, di gente” insomma ci parla della sfera più intima del suo autore e lo fa costantemente per il tramite di un grido che non può lasciarci indifferenti, un grido che sonda il senso escatologico dell’uomo attraverso una visione tanatocentrica, magari scomoda, ma terribilmente attuale. Terribilmente autentica.


Un estratto dal libro.


Sulla via del ritorno

la mia infinita tristezza
è pari solo alla mia completa felicità

non c’è equilibrio
io lo sono
fin quando non mi dilanierò
morendo
e sarà lo stesso
inferno
perché avrò comunque perso…
una parte di me.

 

 Niente di buono, la Poesia

è rabbia
è violenza
è il male
che rivolgi contro te stesso
ti aggredisci
ti violenti
ti ferisci
per poter dire ecco

questo è quello che ti farei
attento a te

la poesia, è una minaccia.



Fabio Barcellandi (Brescia, 1968) è poeta, curatore e traduttore. Collabora con le riviste Writer’s Magazine e Le Voci della Luna, organizza a Roma gli incontri dei Poetri dallo Spazio, gestisce laboratori di composizione e scrittura poetica. Ha pubblicato poesie in antologie con Farnedi, Montag e Thauma; suoi racconti sono apparsi su Writer’s Magazine e MacWorld; ha vinto il premio Solaris e Teranova e pubblicato le sillogi “Parole alate” (Cicorivolta 2007) e il già citato “Nero, l’inchiostro” (Montag 2008).

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2 Risposte to ““Folle, di gente” di Fabio Barcellandi”

  1. Fabio Barcellandi said

    E io che mi credevo folle… titolato!
    Mentre lo è ben di più chi si prende cura delle mie parole, Chiara [Daino] in primis e ora tu Luca [Artioli].
    Grazie per l’attenzione e la tensione, nonostante la terribile scomodità di un dire che grido.

  2. Artista è soltanto chi sa fare della soluzione un enigma.
    [Karl Kraus]

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