Alessandro Polcri ©

 

ALESSANDRO POLCRI, autore dalla maturità eclettica e multiforme, è nato ad Arezzo nel 1967. Vive tra New York e Sansepolcro (AR). Si è laureato all’Università di Firenze in Letteratura Italiana del Rinascimento e ha conseguito il PhD in Letteratura Italiana alla Yale University nel 2004. È Assistant Professor of Italian alla Fordham University di New York. È redattore di Interpres (rivista di studi quattrocenteschi) ed è condirettore della rivista «Italian Poetry Review» (presso la Columbia University, la Italian Academy for Advanced Studies in America e la Fordham University). Ha pubblicato il volume Luigi Pulci e la Chimera. Studi sull’allegoria nelMorgante‘ (Firenze, Società Editrice Fiorentina, 2010) e, tra le altre cose, saggi su Matteo Maria Boiardo, Marsilio Ficino, Martino Filetico, Cosimo de’ Medici e numerose voci del Compendium Auctorum Latinorum Medii Aevi (Firenze, Edizioni del Galluzzo). Si occupa attivamente anche di poesia contemporanea. Oltre al libro di poesie Bruciare l’acqua (Finalista Premio Luzi nel 2009), ha pubblicato un racconto nell’ebook Italians. Una giornata nel mondo, introduzione di Beppe Severgnini, Milano, Rizzoli, 2008.

Ma non perdiamo altro tempo e andiamolo a conoscere un po’ meglio, attraverso le dieci parole scelte per questa occasione:

1) BRUCIARE L’ACQUA

È la raccolta che ho pubblicato a Firenze nel 2008 (Edizioni della Meridiana, prefazione di Alberto Bertoni). Si tratta di un libro che narra una storia, anzi un viaggio segnato dalle tappe che portano i nomi delle sezioni in cui era organizzata la antica casa romana (il cui attraversamento era un cammino simbolico di passaggi tra l’ingresso e l’uscita). All’interno di questa macrostruttura si dipana un inesausto dialogo con un Tu che fugge e si nasconde. Il titolo porta in sé una dichiarazione di poetica esplicitata nell’ultima poesia Congedo («come fiamma invano immersa / a bruciare l’acqua»). Bruciare l’acqua è per me una metafora del fare poesia: esattamente come accade a una fiamma (la parola), immersa invano a bruciare l’acqua  (la realtà), la poesia risulta essere un fallimento per chi la insegue perché è imprendibile, ma è un fallimento che però noi uomini continuiamo ad amare e a sentire vibrante in noi (leggi le recensioni online di Alberto Casadei e Sebastiano Aglieco).

2) FORDHAM

È l’università di New York dove insegno letteratura rinascimentale e dove sono arrivato nel 2004 venendo da Yale dopo il dottorato (Ph.D).

3) ITALIAN POETRY REVIEW (IPR)

Un grande avventura nata a Yale nel 1997 con il titolo Yale Italian Poetry e poi divenuta IPR con il passaggio a Columbia di Paolo Valesio, il suo direttore. Ora la condirigo con lui e ogni anno le nostre ricerche e fatiche si concretizzano in un volume di 400-500 pagine fitte di poeti, saggi e traduzioni che intendono fare il punto sulla poesia italiana. IPR rappresenta un esperimento unico dato che si tratta di una rivista concepita e creata a New York, ma stampata in Italia dalla Società Editrice Fiorentina, diventando, dunque, un ponte tra due culture e continenti.

4) DIARI NEWYORKESI

Anche questo è un esperimento nuovo nato originariamente per la rivista online Nuok (dove si leggono le prime sei puntate) e poi passato a Samgha dove è appena uscita la prima puntata della nuova serie. Che io sappia i Diari newyorkesi sono l’unica rubrica dedicata alla produzione in poesia e in prosa su New York e spero che possa prosperare presentando testi scritti da chi ci vive o da chi ci ha solo trascorso un periodo più o meno lungo stregato o respinto da quella travolgente città. Ogni prosa e ogni serie di poesie sono introdotte o dall’autore stesso con un autocommento, oppure da un critico invitato a scrivere per l’occasione. Vorrei anche pubblicare qualche puntata direttamente in inglese, quando ci saranno scrittori non italiani.

5) IL BEL PAESE

Un mistero. Ma ne amo follemente la lingua e la cultura che, in fondo, sono le vere ragioni per cui mi sento solo italiano pur vivendo all’estero.

6) SAMGHA

È una rivista online nata anche grazie a facebook che ha creato contatti altrimenti impossibili (qualcuno di noi vive in continenti diversi). Ho partecipato alla sua creazione assieme ad alcuni scrittori e intellettuali che come me rivendicano il diritto e il dovere di parlare di libri che contano per noi (meglio se di piccole case editrici) e non perché ce lo consigliano i premi letterari o le case editrici maggiori (che anzi abbiamo esplicitamente invitato a non mandarci le loro pubblicazioni). Samgha insomma è un libero laboratorio di ricerche personali che si incontrano per rivitalizzare il ripetitivo mondo dell’editoria italiana. Vogliamo essere contagiosi, infiammare di passione i nostri lettori e convincerli a leggere libri anche di molti anni fa. Tra l’altro, stiamo anche pubblicando una rubrica di successo, “Mille e non più mille libri… da ristampare”, curata da Simone Battig, arrivata alla sesta puntata e finalizzata alla ricerca e alla segnalazione di centinaia di libri fuori stampa.

7) LUIGI PULCI

Uno scrittore fiorentino del ’400 (uno dei più grandi della nostra letteratura) da tutti conosciuto per avere scritto il Morgante, un magnifico poema cavalleresco, ma studiato poco. Pensa che Pulci non ha mai ricevuto l’onore di un convegno di studi. Su di lui ho appena pubblicato un libro che spero getti un po’ di luce sulla sua complessa poesia e sulla sua tormentata figura di uomo e di scrittore: Luigi Pulci e la Chimera. Studi sull’allegoria nel Morgante, Firenze, Società Editrice Fiorentina, 2010 (Collana “Biblioteca di Letteratura” diretta da Gino Tellini, Università di Firenze).

8 ) READING

Una parola che ho reso oggetto di molte riflessioni alcune delle quali le ho anche pubblicate su Samgha e su IPR. Non sono contrario alle readings, ma mi oppongo all’isteria performativa, ora assai diffusa, che porta a confondere il corpo del poeta con la poesia, quando invece il poeta c’entra poco o nulla e quello che conta è la pagina scritta. È banale, ma parecchi lo hanno dimenticato: la poesia richiede studio, fatica e solitudine. Ne parlo in Poesia, solitudine e readings (qui).

9) FEDE

Sono convinto che la poesia in fondo non tratti di altro (assenza, presenza, ricerca).

10) UN MOTTO

Più che un motto non posso non citare due frasi antiche che amo e che considero due metafore del fare poetico: una, brevissima, è di Seneca, dalle Epistulae morales ad Lucilium, lettera 53,8: «un sogno non può essere raccontato se non da chi vegli» («somnium narrare vigilantis est […]»).

Ma ce n’è una del Petrarca (ripresa da una tradizione antica) che è fenomenale. Si trova in una delle Seniles inviata al Boccaccio: «quando la talpa giunge alla superficie della terra non sale oltre» («talpa, terrae superficiem ubi attigit, altius non assurgit»).

 

Ovunque io mi volga
di te incontro numerose
le sparse metonimie numinose.
È la condensata acqua dell’Inverno
dove il sole assente non si pose
o le arse messi dell’Estate
dove aleggia il tuo spirito soave
sulle cose vive e colorate.
Tu che sei e non sei
se solo il volere ti comanda.
Tu diserti il mondo,
non tu in lui, ma lui di te richiamo
tua perenne evocazione.

 

 

 

 

 

 

 

Il saggio recentemente pubblicato
sulla figura di Luigi Pulci

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