Nasce nel 1960 a Milano, da padre tedesco e madre calabrese.
Un diploma, diversi lavori, poi la scelta a 37 anni di abbandonare tutto per la scrittura.
Consulente editoriale, critico, giornalista, si presenta oggi come un autore sempre pronto alla sperimentazione e alla contaminazione tra le arti.
È stato, dal 2004 al 2008, uno dei redattori del sito letterario Nazione Indiana.
Tra le sue pubblicazioni ricordiamo soprattutto “Avanzi di balera” (Addictions Libri, 2000), “Le cose come stanno” (Baldini & Castoldi, 2003), “Cattivo sangue” (Baldini Castoldi Dalai, 2005), “Era mio padre” (Fazi, 2008), “L’inquieto vivere segreto” (Transeuropa, 2009) e il recentissimo “Un viaggio con Francis Bacon” (Zona, 2010).
Si concede al nostro Divano Muccato per parlare di sé, per tracciare una mappatura limpida e sincera del suo percorso umano ed artistico, lontano dai cliché delle solite interviste e sposando l’ormai consolidata tradizione del nostro spazio: 10 parole x 10 risposte a ruota libera.

Iniziamo allora.

Ciao Franz, benvenuto!

Cosa ti viene in mente se ti dicessi…

1) L’IDOLO

Il padre, certamente. Un idolo sempre a portata di mano. Smitizzato con fatica. Ricordato con tenerezza. L’idolo è ingombrante, ma è sempre meglio del nulla, della strada come casa, dell’orfanotrofio dei sentimenti e degli esempi.

2) FUMETTI
Non ne sono stato un cultore appassionato. Anche se ho cominciato disegnando storielle di mafia. Le avventure di un certo Don Cataldo. Siccome disegnare richiedeva più fatica, mi sono dato completamente alla scrittura. Comunque, dopo Topolino, a cui ero abbonato, sono passato ai Fantastici Quattro e da lì ad Alan Ford, Diabolik, insomma i grandi italiani. E le Sturmtruppen di Bonvi, naturalmente. Senza dimenticare i fumetti erotici, come Lando, Il camionista, il montatore, il tromba.

3) SANREMO
La città del casinò dove è nato mio padre, perchè mio nonno in quel periodo era direttore dell’Hotel des Anglais, forse il più prestigioso. Ricordi di vacanze. Ma ormai da tempo la città aveva perso il grande smalto degli anni 20 e 30.

4) DONNE
Una passione. Che poi è quella per l’amore. Non certo solo fisico. C’è sempre un pizzico o una presa d’amore in qualunque rapporto io abbia stabilito con una donna. Detesto i dongiovanni da strapazzo, le persone non chiare e sfuggenti. Mi piace la chiarezza, ecco perchè sono uno che seleziona le sue amicizie sessuali e sentimentali. La donna è la verticalizzazione d’ogni desiderio. Può essere la tua carnefice. Forse la tua liberatrice. In generale non è migliore dell’uomo, come dicono in molti: è semplicemente diversa in meglio.

5) AUTOMOBILI
Una grande passione. Ne ho avute tante. Poi anni fa ho smesso. Una scelta anche economica. Mi sarebbe piaciuto fare il pilota, ma non potevo permettermelo. Le auto sono di sfondo a “Era mio padre” ma anche al noir “Cattivo sangue“.

6) SOLITUDINE
La solitudine è una compagna. A volte fedele, a volte no. Non è detto che l’infedeltà in questo caso sia qualcosa di negativo, anzi.

7) HENRY MILLER
Una specie di maestro. Di letteratura e di vita. Come lui è stato il padre putativo dei beat, è stato il mio maestro da grandi lontananze, perchè è morto quando io avevo 20 anni e cominciavo appena, senza aver pubblicato ancora niente. Perchè lui era americano. E allora di lui non avevo ancora letto niente, iniziai attorno ai 30. L’ho sentito padre putativo, nuovo, liberatorio. Mi ha indicato la strada per un’alternativa alla vita sagomata. Era gioioso e anche cupo. Estremamente vitale e pessimista. Giustamente contraddittorio. Mi ha insegnato a mitragliare la pagina, a volte. A coltivare  entusiasmo ed energia. Il lavoro dello scrittore è anche fisico. E’ stato un maestro per parecchi, soprattutto per le generazioni dei miei fratelli maggiori.

8 ) RUGGERO SOLMI
Un nom de plume, un nick, un’identità che mi sono creato in rete per un periodo, attorno al 2007, per dire ancora più “di taglio” certe cose (ma molti sapevano che Ruggero ero io, non ero “coperto”) e per sperimentare le “liste”, che sono apparse anche su siti di letteratura sperimentale come GAMMM.

9) PROGETTI
Tanti. Per novembre esce il secondo libro di poesia, “Cane nero”, sempre per Manifattura Torino Poesia. Sempre a novembre, per il nuovo editore barese Caratterimobili, esce un romanzo breve, “1975”, sulla mia adolescenza. Una specie di “Primavera nera” a modo ovviamente mio. Un quattordicenne milanese tra la passione per Buzzanca, il rock progressive, la Milano di piombo, la prima liceo, gli scontri, il clima di quegli anni, il calcio, insomma la storia di un anno abbastanza significativo per la storia italiana attraverso un medium giovanissimo. E alla fine, a novembre, la tragica morte di Pasolini, che quasi coincide con il mio quindicesimo compleanno e con un nuovo germe di consapevolezza. Amaro ma anche divertente, molto gergale. Poi un romanzo sperimentale da fare con Eumeswil, intitolato “La sete boia”, ambientato negli anni 60, il mio primo romanzo scritto in terza persona. Per Perdisa uscirà nella primavera prossima un breve libro, “La passione del calcio”, su questo sport che diventa metafora d’ogni passione, destinata a finire. Pezzi del calcio di ieri e di oggi e le mie esperienze. Un libro ibrido, tra ricordo, rievocazione anche nostalgica, analisi del presente.

10) UN MOTTO
Non sono una testa calda. E’ solo il caldo che si trova a suo agio nella mia testa.

La copertina dell'ultimo libro (clicca sull'immagine per acquistarlo)

Annunci

Una Risposta to “Franz Krauspenhaar”

  1. Salvatore Ruggiero said

    La lettura di questa sua intervista (a proposito, complimenti all’intervistatore per la nuova formula: 10 parole x 10 risposte a ruota libera, veloce ed innovativa) mi conferma quanto avevo già intuito, da altre letture, del “personaggio ” Franz Krauspenaar”, mio “amico” su Fb: è sicuramente interessante, acuto, brillante.
    Anche se non sono assolutamente certo che ci troviamo di fronte ad una testa non …calda. 🙂
    Il motto col quale si chiude mi ricorda un’altro che amo, spesso, citare: “Non sono io che ho problemi con l’alcol: è l’alcol che ha problemi con me”.
    SR
    PS. Il divano, non è di mucca (muccato) è di vacchetta (quindi, vacchettato).

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: