Laura Corraducci

©Laura Corraducci

Abbiamo conosciuto Laura nel maggio del 2012, durante un convegno organizzato dall’editore Alessandro Ramberti (Fara Edizioni), presso il monastero camaldolese di Fonte Avellana (PU). Di lei, ci è rimasta impressa la voglia di confrontarsi con altre voci poetiche, di rendere empatico ogni contatto umano, per capirne la bellezza e la profondità.  È sicuramente un’attitudine, la sua, una capacità innata di relazionarsi verso la gente, che si riflette inevitabilmente anche in ciò che scrive.

I versi di Laura, infatti, non risultano essere soltanto la cassa di risonanza di un proprio vissuto interiore, bensì un ponte per colmare una distanza nei confronti del prossimo e la mano che – tramite la voce e la parola – si fa carezza per lenirne i dolori (come, ad esempio, nella sua plaquette “Quaderni dal carcere”).

Una poesia da cui spesso trapela anche una forte spiritualità, dove l’immanenza di Dio è tangibile nel suo perpetuarsi attraverso la natura e nel suo essere interlocutore privilegiato, molte volte in maniera sottintesa.

Lo stesso interlocutore che ebbe Cecilia, resa poi Santa dei musicisti, la quale nell’ultimo libro di Laura intitolato, appunto, “Il Canto di Cecilia e altre poesie” (Raffaelli Editore, 2015), viene ricordata negli accadimenti e nella “croce” che le hanno permesso tristemente di divenire pagina importante della storia cristiana.

Oggi, a distanza di qualche anno, la rincontriamo per regalarvi questa breve intervista nella ormai consueta formula del Divano Muccato.

Laura, cosa ti viene in mente se ti dicessi…


1) CECILIA

Cecilia è canto e musica, di coraggio, di innocenza, di forza, d’amore.

2) FEDE
Fede è una parola che si accompagna ad un participio presente, credente, è un processo che non si arresta, non finisce mai, che ti chiama in causa, ti interroga, ti chiede consegna anche nel dubbio.

3) NATURA
Non penso a quella esteriore, penso a quella “umana”, credo che l’essere umano sia l’unica creatura ancora in stato di “costruzione”, in eterno divenire.

4) STELLE
Quelle più belle le ho viste in Africa quasi due anni fa, la Via Lattea ho visto… roba da farsi venire una paresi al collo a furia di stare a naso in su. Il sublime dentro il cielo.
Con “stelle”, però, mi viene in mente anche la rassegna poetica intitolata Vaghe Stelle dell’Orsa che da qualche anno organizzo da sola, a Pesaro, con pochi fondi e molta passione.

5) TRANSLATE
Verbo che ho usato decine e decine di volte quando studiavo (linguistico, Lingue all’università) e da insegnante d’inglese (ho sempre fatto tradurre molto gli studenti, credo che l’abilità della traduzione sia un requisito indispensabile per chi impara una lingua).
Da un paio d’anni (da quando ho tradotto poeti inglesi e americani), questo verbo ha acquisito una tridimensionalità, tradurre poesia è ricreare, è divenire “genitori adottivi” che, per certi versi (gioco di parole non felice), hanno una responsabilità maggiore di quelli naturali.

6) CRACOVIA
Città splendida, vacanza meravigliosa della scorsa estate, una città elegante, luminosa. Cracovia è anche Auschwitz e Birkenau, poco distanti dalla capitale. L’esperienza emotivamente più sconvolgente della mia vita. Ho scritto un paio di poesie. La storia è presente nei miei versi, c’è una poesia nel libro dedicata alla Conferenza del Wannsee, l’aberrante riunione in cui 15 gerarchi nazisti decisero in modo totale e sistematico la Soluzione Finale.

7) SCUOLA
Scuola uguale passione, almeno nei primi dieci anni, ho faticato moltissimo per perseguire questo scopo, ho insegnato inglese vivendo in paesini lontanissimi. Il sostegno ora mi affatica, mi ha insegnato molto, ma mi affatica, mi manca la luce che avevo prima. Mi manca.

8) UN’ISOLA
Penso ai Paesi anglosassoni, dove spesso trascorro le mie vacanze e dove ho cari amici. Vorrei un’isola con un faro. Adoro i fari. Una sezione del libro è dedicata ai fari che amo tanto.

9) PROGETTI
Non lo so, ho paura dei progetti. Ne faccio, ma mi accorgo che poi le cose vanno spesso in modo diverso a come te le immaginavi. A volte, magari, anche meglio per carità! Poesia spero di scriverne ancora, di leggerne e di farla conoscere. Mi interessa molto quello, farla conoscere. Alla gente che la frequenta poco, che la sente come un qualcosa di lontano o troppo difficile.

10) MOTTO
Quello che ho messo su WhatsApp, famosa frase di Steve Jobs, Stay hungry, stay foolish!

 

Un paio di poesie tratte da “Il Canto di Cecilia e altre poesie” (Raffaelli Editore, 2015):

“seduto con le spalle al sole
mi piace seguire con le unghie
l’onda incerta del mento
sfiorarti appena il collo con la voce
cercando nell’enigma delle mani
qualcosa che rassomigli ancora
al mio disordine di prima
assorto nel circo dei tuoi verbi traditori
infilo capelli e baci fra le dita
rubando a grammatiche d’oriente
il profumo e l’attrattiva

inganno di fine settembre
dolce scorrettezza del pensiero
sorde le parole mi hanno trascinata
nei sapienti giochi dei silenzi
come adesso che parli solo
con la curva delle braccia
e mi guardi mangiare un po’ di pane
da un vetro assolato della mente.”

***

“ci hanno insegnato a fare del tempo
il vero dio a consacrarlo e a bestemmiarlo
sugli altari spogli dei giorni
celebrando i riti spenti degli esclusi
eppure è solo il nome tuo che voglio ricordare
perché insieme alla pioggia venga a ripulirmi
i giorni folli e gli occhi rovesciati
e nell’eco di una voce che lo chiama
possa sorprendermi nel risentirmi uomo.”

 

Bio-bibliografia di Laura

Laura Corraducci è nata a Pesaro nel 1974 dove risiede, è insegnante di inglese.
Nel 2007  pubblica il suo primo libro di poesie con  Ed. Del Leone dal titolo  Lux Renova.
Suoi inediti sono apparsi su Punto Almanacco della poesia italiana  2014, edizione Puntoacapo,  Gradiva con nota critica di Giancarlo Pontiggia, Almanacco dei poeti e della poesia contemporanea 2, Raffaelli Editore.

Corraducci Copertina

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Nel 2012 vince la sezione poesia  del concorso “La donna si racconta”.
Nel 2012  e nel 2015 organizza con il patrocinio dell’Assessorato alla Cultura della sua città, la rassegna  poetica “Vaghe Stelle dell’Orsa”  dedicata alla poesia contemporanea italiana e straniera.
Nel 2015 ha pubblicato per Raffaelli la sua seconda raccolta poetica dal titolo  “Il Canto di Cecilia e altre poesie”, la cui sezione finale è dedicata proprio alla storia di Santa Cecilia.
Sue poesie sono state  tradotte in lingua spagnola, inglese, olandese, rumena e portoghese.
Ha tradotto il libro “Dire sì in russo” della poetessa inglese Caroline Clark, la poetessa turca  Muesser Yehniay e il poeta americano Bill Wolak.

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