Nato a Verona nel 1966, Maurizio Matrone è considerato tra le voci più interessanti e originali della nuova narrativa italiana. Ha pubblicato il romanzo Fiato di sbirro (Hobby&Work, 1998) e vari racconti apparsi in antologie e riviste specializzate, opere per il teatro, per i ragazzi (Il mistero della Signora Larte, 2000; Bolide fantasma, 2002) e saggi sul lavoro del poliziotto in materia minorile (Poliziotti e minorenni, 1995). Studioso e promotore di processi formativi nell’ambito delle Forze dell’Ordine, collabora con alcune riviste di Polizia, è tra gli animatori per il SIULP (Sindacato Italiano Unitario Lavoratori di Polizia) del Police Film Festival ed è stato consulente per varie serie televisive di fiction poliziesca, tra le quali Distretto di Polizia e La squadra.

Nel 2003 il suo romanzo Erba alta (Frassinelli), ambientato a Bologna negli anni dei delitti della “Uno bianca”, ha riscosso un lusinghiero successo di critica e pubblico.

Tra le altre pubblicazioni, ricordiamo anche Il mio nome è Tarzan Soraia (Frassinelli 2004), Delitti per le feste (Frassinelli 2005), Paesaggio Spia (Corraini 2006), Indagini tra decus e decor (Corraini 2007) e l’ultimissima antologia di racconti fresca di stampa Il commissario incantato, edito dalla brillante Marcos y Marcos.

Avvicinato durante il Festivaletteratura di Mantova, grazie alla disponibilità e alla gentilezza dell’ufficio stampa, facciamo la sua conoscenza, scoprendo un autore acuto, sempre pronto alla battuta e ben contento di affrontare la nostra ormai classica intervista “parola x parola”.

Andiamo quindi a conoscerlo da più vicino.

Allora, Maurizio, se ti dicessi…

1) CARTA D’IDENTITA’

Immagino tu voglia avere il mio identikit, la mia foto segnaletica… e non uso a caso questi termini, in quanto faccio da più di vent’anni il poliziotto in forza alla Questura di Piacenza. Sono nato comunque a Verona nel ’66, mi sono diplomato presso l’Accademia di Belle Arti e laureato in Pedagogia. Fin da ragazzo ho cominciato a coltivare la passione per la scrittura, cominciando con i fumetti, per poi passare pian piano ai saggi, a piece teatrali e, non ultimi, ai romanzi. Ma non voglio “tirarmela” troppo… vi basti sapere che mi diverte scrivere storie per gli altri e trovo che questo sia già più che sufficiente.

2) IL COMMISSARIO INCANTATO

Il commissario è “incantato” un po’ perché chi l’ha scritto è rintronato e un po’ perché il suo protagonista prova ancora meraviglia di fronte a cose belle o drammatiche nel corso della sua esistenza. In effetti Il Commissario Incantato è sottotitolato con “romanzo d’avventure” e il motivo sta nel fatto che nella mia vita, come nella vita di ognuno di noi, capitano sempre avventure degne di essere raccontate.

Parlando più strettamente di questo libro, non vi deve trarre in inganno il titolo. Il Commissario Incantato non è infatti un vero poliziesco, ma la storia di un ragazzo che, suo malgrado, entra nella Polizia e per meriti letterari viene promosso commissario, combinandone di tutti i colori (sorride, dicendomi che assomiglia alla sua biografia, pur prendendone distanza).

3) LA PARIGI MINORE

Oltre ad essere il luogo in cui ho ambientato la trama de Il Commissario Incantato è anche il titolo di una canzone di Guccini, dove il cantautore definisce la città di Bologna come una versione mignon della capitale francese. In effetti, Bologna si presta al paragone, seppur con le dovute proporzioni: il suo grande centro storico, le sue vie, i colori. Trovo che Guccini abbia coniato un soprannome tutto sommato calzante ed io ho voluto riproporlo fra le mie pagine.

4) UNO BIANCA

È la cosa che mi ha dato più dolore e quella che, al tempo stesso, ha scaturito in me la necessità di raccontare una storia su questa vicenda, seppur usando gli strumenti della finzione offerti dal romanzo. Erba Alta l’ho scritto per esorcizzare in qualche maniera la paura che aveva colpito direttamente noi poliziotti, che salivano su una volante con il timore della morte. Con il timore che questa ti guidasse magari accanto. Ed ho cercato di tessere una storia che mettesse in primo piano i sentimenti, le emozioni, gli stati d’animo delle persone in quanto tali, non semplicemente inquadrate come agenti di Polizia. La realtà della caserma era composta soprattutto da giovani che arrivavano da città lontane e totalmente diverse da Bologna. Quindi, in un clima di questo tipo, era logico aspettarsi che il bisogno e la ricerca degli affetti fossero più marcati. Ecco, io ho cercato di mettere in luce proprio questi aspetti. Di offrire il lato più umano, quello a cui il lettore può meglio comparteciparvi.

5) BUZZATI

È un autore che cito spesso perché ho sempre visto in lui un punto di riferimento. Buzzati è stato un grande giornalista, oltre che un grande scrittore. Pochi come lui sanno raccontare il delitto e, soprattutto, il mistero. Poi, Il deserto dei Tartari rimane uno dei miei libri preferiti. Tant’è che, probabilmente sollecitato dagli studi pedagogici, ho iniziato ad immaginare quella che io definisco la cosiddetta “Sindrome della Fortezza Bastiani” (la fortezza, appunto, citata dal Buzzati nel suo libro, N.d.R.). Una sindrome che caratterizza anche un po’ il mio mestiere di poliziotto, ovvero quella di una sorta d’attesa, di un evento che non sai mai quando ti possa capitare. A volte lo desideri, a volte non vorresti che succedesse mai. Ma quando ti si presenta davanti sei costretto ad affrontarlo.

6) PITTURA

È la mia principale passione, anche se sembra strano detto da uno scrittore. Il mio sogno nel cassetto era quello di diventare un grande artista, ma alcuni eventi della mia vita non mi hanno permesso di coltivare appieno questa passione. Inoltre, c’è un problema di fondo. Generalmente sono abituato a dipingere quadri enormi, grandi quasi una parete, ed è davvero difficile poterlo fare quando hai a disposizione soltanto un garage. Addirittura, nell’ultima casa in cui ho traslocato da poco, manca perfino quello…

Tempo fa, avevo pure proposto di personalizzare le volanti della Polizia con dei graffiti, tanto per renderle meno anonime. Questa cosa ha fatto discutere parecchio, ma pare che il Ministero degli Interni non ci senta.

7) SCRITTURA RINNOVABILE

Viene proprio da Il Commissario Incantato, cioè dall’idea che la letteratura possa essere in qualche modo rinnovabile. Non vedo per quale motivo uno scrittore debba avere la possibilità di raccontare le storie degli altri e non di poter scrivere quelle già affrontate da un altro autore. Magari migliorandole, rendendole più sorprendenti. In fin dei conti, se l’arte imita la vita e l’artista imita l’arte, non fa altro che imitare la vita. Ecco, quindi, il mio concetto di “scrittura rinnovabile”, qualcosa che sia meta-storia, energia da reinvestire per dare nuova vitalità a vecchie idee.

8 ) EDITORI FALLITI

È un aneddoto che, se visto a posteriori, fa ridere, ma che sul momento mi aveva tagliato le gambe. Il mio primo romanzo, infatti, (Fiato di Sbirro, N.d.R.) doveva essere pubblicato per una Casa Editrice allora prestigiosa, la Granata Press, che annoverava tra i suoi autori gente come Fois, Lucarelli, Cacucci. Ero davvero felicissimo, ma la mattina stessa in cui mi presentai con il mio dattiloscritto per depositarlo presso la loro sede, l’editore mi disse “guarda, mi spiace, ma sono fallito”. Per la cronaca, poi, negli anni a venire si riprese, perché era ed è tuttora una persona in gamba. Ma io dovetti cercarmi una nuova Casa Editrice.

9) DISTRETTO DI POLIZIA

È nato tutto grazie a Marcello Fois, su cui la televisione ha puntato per raccontare alcuni suoi soggetti. Marcello, conoscendomi personalmente, si è poi avvalso della mia collaborazione per conoscere aspetti tecnici del mestiere. E così facendo, ne è scaturita una vera e propria consulenza, che mi ha portato a vivere da vicino la realtà cinematografica nella sua sceneggiatura. Stesso discorso vale per “La squadra” e “L’ispettore Coliandro”, in cui mi è stato chiesto il medesimo supporto, questa volta grazie a Carlo Lucarelli.

10) PROGETTI FUTURI

Ne ho tanti e tutti un po’ cominciati. Vedremo quale finirò per primo. Con la mia attuale Casa Editrice, la Marcos y Marcos, ho intenzione di portare avanti il progetto sulla scrittura rinnovabile, rivedendo le biografie di alcuni autori. Un lavoro complesso e che sicuramente mi farà vendere pochissimo… (sorride).

(intervista rilasciata nel settembre 2008, durante il Festivaletteratura di Mantova)

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