Photo by Cinzia Accetta

Incontro Sebastiano Adernò per la prima volta nel maggio di quest’anno, in occasione del secondo convegno all’Eremo di Fonte Avellana (PU), organizzato dall’infaticabile Alessandro Ramberti (Fara Ed.).

Il tema della “tre giorni poetica” è Il valore del tempo nella scrittura ed è facile intuire subito perché sia stato invitato anche il protagonista della nostra intervista: un paio di mesi prima, infatti, è uscita la sua nuova raccolta di poesie dal titolo “Per gli anni a venire” (Lietocolle), una plaquette preziosa, che in qualche modo ha l’ardore, la forza e la capacità di saperti condurre -attraverso una dimensione lirica robusta e disillusa- al suo significante più vero, più puro. Una dimensione attraverso la quale l’autore fissa i punti cardinali del proprio libero pensiero e ce ne rende testimonianza, affinché possano essere custoditi e preservati dal tempo.

Il linguaggio versificato di Adernò è ricercato, alto, e le tematiche trattate (la società, la fede, ecc.) ci vengono svelate e sezionate pagina dopo pagina con un approccio ruvido, a tratti volutamente caustico (…“una comunità di destino/costretta in una direzione primordiale e insostituibile/senza indole, carattere, vocazione/dove la materialità garantisce/lo stordimento del concetto/e l’apertura al trascendente/incrina al prossimo bello/inetti obbedienti ad un segnale luminoso…”).

Leggendo “Per gli anni a venire”, il messaggio cifrato che il suo autore sembra volerci consegnare è quindi quello di una “parola” che deve necessariamente essere chiave di volta e megafono, l’una per comprendere e destrutturare le dinamiche di una società come quella attuale, che disumanizza e impoverisce l’uomo nei suoi talenti, l’altro per garantire la sua efficacia nello spazio, nel suo intento evocativo e riflessivo.

Ma andiamo a scoprire meglio il nostro ospite, sottoponendolo all’ormai classica “intervista in dieci parole”.

Allora, Sebastiano… se ti dicessi…

1)      GLI ANNI A VENIRE: Gli anni a venire sono adesso. Gli anni a venire sono quelli che serviranno per capire quanto avessi ragione in quello che ho scritto. Gli anni a venire sono quel breve tempo che verrà. Il tempo del fiato corto, dal corto respiro e dal pessimo spirito.

2)      SOCIETA‘: La Società è il mio interlocutore. Io credo nel mio mandato sociale di poeta. Da tempo non credo nella Letteratura. Io dico. “Io sono scritto”. La Società è il male che tento di raddrizzare. Non credo in nessun tipo di arte fine a sé stessa. E non pratico nessun atteggiamento di autocompiacimento. La forza espressiva delle mie poesie non mi proviene dalla rabbia, ma dal necessario bisogno di “svegliare” quel poco che ancora non è stato deglutito dalla fantasmatica epifania in cui viviamo.

3)      POESIA, OGGI: Smarrimento. Totale. Idioti narcisi che stanno disboscando solo per avere il loro perfetto feticcio. Senso di mortificante impotenza che si traduce nel delirio egotistico dei più. La Poesia oggi non è. Pochi sanno e ricordano cosa fosse. Quasi tutte le arti soffrono dello stesso smarrimento.

4)      CRITICA: Altrettanto smarrimento. Corruzione politica. Assenza di ogni tipo di contraddittorio. Critica di regime. Critica sorda. Il senso critico necessità di una libertà intellettuale che oggi, almeno in Italia, non vedo. Il trust dell’editoria, della distribuzione, dell’informazione hanno annichilito ogni valenza “critica”.

5)      RADICI: Mi sento radicato solo nel mio sapere. Dicono che sono siciliano. Che parlo come un lombardo. Che assomiglio ad un marocchino. La mia Casa è solo l’istante che mi è dato conoscere. Solo lì mi ritrovo, nella mia capacità di essere. Odio spesso i luoghi in cui ho vissuto e li ripudio.

6)      KAIROS: La possibilità di cogliere qualcosa. Il dono che più sento Sacro. Ciò per cui lavoro, mi esercito e sacrifico il mio Cronos. L’unica maniera di crescere è ripetere. La ripetizione permette di superare le soglie della mia limitatezza. Tende verso l’intensificazione di ogni gesto. Del dire, del fare. Dell’essere e tornare Sostanza.

7)      U STISSU SANGU: Una bella esperienza finita per colpa dell’idiota supremazia dell’altro autore che a posteriori decise che lui era regista, sceneggiatore, ideatore, attrezzista, pompista, idraulico, fachiro di tutta la faccenda. Amo il Cinema, quello vero. L’ho studiato a fondo all’Università.

8)      UN VIAGGIO: Interail. Estate del ’99. Milano-Parigi. Amsterdam. Parigi. Bordaux. Pamplona. Lisbona. Algeciras. Tangeri. Marrakesh. Tangeri. Algeciras. Malaga. Madrid. Barcellona. Milano. Varese. 23 giorni totali. Solo 5 notti in un letto. Avevo 20 anni. Persi 5 kili. Glisserei sulla quantità di hashish Tornai con un tappeto berbero legato allo zaino e uno jambè di ceramica e pelle di capra decorata. La signora che abitava sotto di noi a Varese non mi voleva fare entrare dal cancello. Indossavo un paio di pantaloni viola con stampate delle rose nere acquistati alla Fiera Ladra di Lisbona.

9)      FUTURI POETICI: Ho seguito la scorsa settimana un Corso di Lettura poetica tenuto da Rosaria Lo Russo, validissima performer. Credo molto nelle intrinseche possibilità di diffondere “poesia” in quella maniera. Col corpo. Dunque mi auguro di poter migliorare la mia espressività vocale e fonoritmica. Sullo scrivere e il pubblicare ho avuto delle interessanti proposte. Sono stato invitato a far parte di Ultranovecento, un bellissimo progetto a cui partecipano validi artisti, tra cui Gian Ruggero Manzoni. Dunque aspettatevi molto.

10)    UN MOTTO:  “Essere tetragono ai colpi di ventura” del perfetto Dante.



Una poesia estratta dal libro.


[IL CAMMINO DI ERACLITO]


voglio essere il discepolo

aprirmi

ad un viaggio d’avambraccio

estensione dell’utensile

come avamposto della forgia

di martellare

e urgente rimuovere le spore

e per iniziazione, porgere le tempie

ferite

di eterna rimarginazione

dove crosta – sepolta viva

alienazione

clausura della vita madre

e sesso delle caverne

sono segni

di un sole spento dall’intestino

passi

verso la mortificazione del polline

 

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Bio-bibliografia

Sebastiano Adernò è nato nel 1978. Laureato in Lettere Moderne a Milano, con un iter formativo in Storia e Critica delle Arti, e una tesi in Storia e Critica del Cinema, il suo percorso si snoda video, reading e pubblicazioni.

Nel 2010 vince il “Premio Ossi di Seppia” e si classifica terzo al Premio di poesia “Antonio Fogazzaro”. A marzo è uscita la sua opera prima Per gli anni a venire edita da Lietocolle e da maggio è presente con un ebook nella Collana de La scuola di Pitagora editrice. Sempre quest’anno è uscita una sua silloge dal titolo  Kairos per Fara Editore di Rimini.

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4 Risposte to “Sebastiano Adernò”

  1. Quello said

    Vien da pensare: ” ‘zzo vuol, dire?!” E basta.

  2. […] Sebastiano Adernò is a Sicilian poet, filmmaker and cultural activist. The documentary U stissu sangu (The same blood), which he co-authored with Francesco Di Martino in 2009, was shown at the New York Queen Film Festival. […]

  3. […] poète sicilien et vidéaste Sebastiano Adernò a connu plusieurs arrivées de bateaux de migrants sur les côtes de son île, en particulier à […]

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