Stelvio Di Spigno




La poesia di Stelvio Di Spigno in “La nudità” è una mappa sorprendente, un luogo-non luogo con una propria geografia tutta da scoprire, dove la parola non si traveste per apparire, bensì dove sa offrire il suo senso più vero, attraverso un sembiante che mai chiede compromessi al lettore per essere compresa e “vissuta”.

Scrive di lui Fernando Marchiori (autore anche dell’accuratissima postfazione): “C’è un’insospettata spinta verticale nell’esistenzialismo dell’autore. Una verticalità che ben si esprime, anche posturalmente, nella frequenza della sguardo alzato verso il cielo, nella quantità di aria, nuvole, tramonti che riempiono gli occhi a bilanciare la vastità del mare, pieno di spiagge perdute, «scogliere e navi intermittenti», rocce a picco.

Se la premessa vi ha incuriosito… direi che il prossimo passo è quantomai doveroso.

Ecco le 10 parole che il Divano Muccato ha preparato per il nostro autore.

Buona lettura!

 

1) NUDITA’

È il titolo del mio ultimo libro. L’ho chiamato così perché volevo scendere in profondità nella mia mente, in un luogo del pensiero dove si incontrano le vite altrui incardinate nella propria storia, nel proprio subconscio, in ciò che chiamiamo memoria personale che si fa memoria di una vita, di un’epoca, di un luogo che può diventare tutti i luoghi. Non ha nulla di “orizzontale” questo titolo: è piuttosto una proposta al lettore: ciò che leggerà sarà scoperto e non verrà risparmiato nulla della parte che rimane in ombra della nostra esistenza. La parte drammatica degli eventi, l’inospitalità del mondo dove camminiamo.

2) DISSOLVIMENTO

Da ragazzino amavo molto fare foto, svilupparle, imparare nuove tecniche e nuovi modi di rendere la realtà. L’occhio “fotografico” mi è rimasto: io fisso dei momenti nell’istante in cui stanno per finire. Cerco di descrivere l’azione del tempo sugli uomini. E vedo la realtà come una combinazione infinita tra cose che ci si pongono davanti e che dal momento in cui entrano nel nostro radar personale cominciano a scomparire per lasciare posto ad altro. L’uomo si dissolve anche mentre resta vivo. E’ doloroso ammetterlo, ma è come se la parte migliore di ogni cosa consista nell’attimo in cui finisce. Io mi fermo lì.

3) LEOPARDI

È il nume tutelare della lirica europea, con Holderlin e Baudelaire fonda la Modernità nella poesia che tutti abbiamo respirato sin dai banchi di scuola. Ogni questione che il Conte affronta la affronta per primo e né dà una visione cosmica e totale, nella quale le nostre personali esperienze e il nostro pensiero si conformano, posteriormente, senza che ce ne accorgiamo. Leopardi ha parlato per tutti, di tutti, parlando di sé, mettendo insieme una titanica aspirazione alla totalità con il sentimento di essere parte di un universo decisamente fuori misura per la fragilità dell’essere umano.

4) LA POESIA, OGGI

Un coro senza stelle. Bravi poeti che si organizzano per avere visibilità, successo, a volte meritato, altre meno, dentro un panorama in perenne movimento, del quale è difficile parlare perché spesso, su molti scrittori, c’è veramente poco da dire. Ma non mancano ogni tanto delle belle sorprese, per questo l’interesse verso ciò che si scrive oggi non dovrebbe mancare in modo aprioristico.

5) RIVOLUZIONE

È la speranza che tutto possa scorrere al contrario, perché nella loro attuale direzione, le cose non girano affatto bene. Direi che la rivoluzione è ciò che ci spinge ad alzarci dal letto la mattina: senza questa speranza non ci sarebbe più azione umana valida.

6) FAMIGLIA

Non so molto della famiglia in generale. Posso dirti che nel mio caso specifico, la famiglia è stata un’era geologica, destinata a finire, a “dissolversi” appunto. Oggi vivo in pieno la fase della decadenza della mia famiglia d’origine, e nessuno mi toglie dalla testa che anche una civiltà, un’era, un periodo storico determinato nel tempo e nello spazio, quando si concludono, lo fanno seguendo schemi e criteri che ritrovo nella fine del mio nucleo d’origine, nel suo lento sparire e degradarsi. Visconti nei suoi grandi affreschi storici, ovvero in film come La terra trema, Senso, Il Gattopardo, La caduta degli dèi, descrive la fine di un periodo storico e di una classe sociale a partire proprio dalla storia di una grande famiglia, come lo era, a suo modo, la mia. La mia, più che una famiglia, era un’Arca dell’Alleanza. Grazie a lei ho vissuto il meglio della mia vita.

7) GAETA

La pianta delle strade di Gaeta è il diagramma della mia anima, la sua spiaggia è il sogno di una vita gioiosa, i suoi locali hanno l’odore dell’estate che aspettavo tutto l’anno, il suo cielo è stato per anni e anni lo stemma e il simbolo della mia libertà, direi di più, un archetipo della libertà e del Paradiso. Uno scrigno di ricordi che mi porterò con me per l’eternità. Un sogno d’amore, ancora oggi.

8 ) UN DIFETTO

Non faremmo prima a dire un pregio? Scherzo, ovviamente… Dovrei essere più coraggioso e meno triste, sapermi buttare nelle cose sconfiggendo le mie resistenze e le mie mille piccole ma fastidiose idiosincrasie. Dovrei essere anche meno critico con chi non se lo merita. Prima ho detto che da ragazzino adoravo sviluppare le foto in bianco e nero: sulle gamme di grigio ci sto lavorando, per vedere la vita a colori se ne riparlerà più in là… se mai se ne parlerà.

9) UN MOTTO

«Adelante, Pedro, con juicio».

10) PROGETTI

Non faccio mai progetti. Mi affido alla frenesia del momento e dopo aver realizzato qualcosa mi guardo dietro e vedo se c’è una qualche coerenza nelle mie azioni. Se c’è vuol dire che c’era un progetto inconsapevole. Mi piacerebbe scrivere ancora, magari fare un altro libro. Le cose per me stanno cambiando velocemente, e non so se avrò ancora quello spazio mentale necessario alla poesia per manifestarsi. Incrocio doverosamente le dita, come si comprende facilmente.





DAL SUO LIBRO…


Fine Settembre

Si presentano a orari in cui ognuno prende il volo
verso le sette di sera quando ancora c’è il sole
e con i loro gridi prendono forme umane,
un gigante, per esempio, o un volto conosciuto,
tanto che l’occhio non distingue il perché del movimento
e vorrebbe saperne di più, ma questi stormi
fanno a gara con corriere e treni di fortuna
a sparire per primi, risucchiando
il brusio dei pendolari, la stanchezza dei passi,
la finzione di tutto.

Vanno dove si disperdono altre voci,
questa violta scaturite dalle case in lontananza,
e c’è chi come noi ricorda vagamente
dove abbiamo ascoltato per primi
le parole che non hanno ritorno.

(da La nudità, peQuod 2010)




Stelvio Di Spigno è nato a Napoli nel 1975. È laureato e addottorato in Letteratura Italiana presso l’Università “l’Orientale” di Napoli. Ha pubblicato la silloge “Il mattino della scelta” in “Poesia contemporanea. Settimo quaderno italiano” a cura di Franco Buffoni (Marcos y Marcos, Milano 2001), i volumi di versi “Mattinale” (Sometti, Mantova 2002, Premio Andes; 2ed. accresciuta Caramanica, Marina di Minturno 2006), “Formazione del bianco” (Manni, Lecce 2007), “La nudità” (PeQuod, Ancona 2010) e la monografia “Le “Memorie della mia vita” di Giacomo Leopardi – Analisi psicologica cognitivo-comportamentale” (L’Orientale Editrice, Napoli 2007). Vive a Gaeta.

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8 Risposte to “Stelvio Di Spigno”

  1. Stelvio Di Spigno said

    Grazie a Luca Artioli per avermi dato la possibilità di sedermi sul divano muccato e parlare delle mie ragioni, della mia poesia.

  2. un piacere leggerti anche come “intervistato”, Stelvio.

    Ti abbraccio,
    anna

  3. marco aragno said

    Caro Stelvio,

    è un piacere leggere quest’intervista. Le tue parole risuonano con la stessa chiarezza dei tuoi versi. Il ‘dissolvimento’ di cui parli, l’esaltazione – leopardiana – dell’attimo che finisce, si ritrovano intatte tra le pagine de ‘la nudità’. Come in ‘fine settembre’. A ciò si aggiunge un senso di disincanto, mai disgiunto però da un sentimento di speranza, che mi rendono la tua sensibilità particolarmente familiare. Ti saluto affettuosamente.

  4. Francesco Iannone said

    Caro Stelvio,
    ho letto con interesse la tua intervista.

    Mi fai tremare quando dici che desidereresti essere meno triste, eppure io ti dico di non censurare neppure un pezzettino minuscolo di quella tristezza, che è proprio lì che la realtà ti chiede in ginocchio di andare a fondo, di perforare il muro, di togliere il peso dal petto! La nostra ragione, il nostro cuore, ci implorano di giudicare tutto e di dare un nome persino a lei, la Tremenda. Con affetto sincero, francesco

  5. Ilario Di Spigno said

    Non sapevo che Stelvio (che in famiglia chiamiamo Elvio) amasse così tanto Gaeta…

  6. Stelvio Di Spigno said

    Ciao Ilario… e non hai visto niente…

  7. Ilario Di Spigno said

    Difficoltà… Non sapevo davvero che a Stelvio piacesse così tanto gaeta. Stelvio è mio fratello n.b.

  8. Stelvio Di Spigno said

    A Ilario: a questa piccola perla mediterranea vuoi bene sicuramente anche tu, ma in modo diverso… ciao….

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